SharedWood-BIO: i crediti di carbonio che nascono dai boschi italiani

SharedWood-BIO genera crediti di carbonio certificati dalla gestione forestale sostenibile dei boschi italiani: un progetto climatico e CSR per le aziende.
SharedWood-BIO genera crediti di carbonio certificati dalla gestione forestale sostenibile dei boschi italiani: un progetto climatico e CSR per le aziende.
SharedWood-BIO: i crediti di carbonio che nascono dai boschi italiani
SharedWood-BIO genera crediti di carbonio certificati dalla gestione forestale sostenibile dei boschi italiani: un progetto climatico e CSR per le aziende.
SharedWood-BIO: i crediti di carbonio che nascono dai boschi italiani
SharedWood-BIO nasce da un obiettivo inseguito per oltre sette anni: proteggere le foreste italiane dagli effetti del cambiamento climatico e, allo stesso tempo, farne un motore di sviluppo per il territorio attraverso la fornitura di legname. Per riuscirci serve una gestione forestale attiva e costante, che i crediti di carbonio contribuiscono a rendere economicamente sostenibile.
È pensata per durare: vuole incidere sul territorio a medio-lungo termine e cambiare il modo in cui gestiamo il patrimonio boschivo del Paese. Robin Wood la presenta oggi come il punto di arrivo di un percorso lungo e impegnativo, ma anche come un modello che può rappresentare, almeno in parte, il futuro di alcune foreste italiane e di chi da quelle foreste dipende per lavoro e reddito.
Perché oggi un progetto così serve davvero? E come funziona, concretamente?
Il paradosso dei boschi italiani
L’Italia ha 11 milioni di ettari di superficie forestale, il 36,7% del territorio nazionale, secondo l’ultimo Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio (INFC). Un patrimonio cresciuto negli ultimi decenni anche sui terrazzamenti abbandonati dall’agricoltura di montagna e sui pascoli non più utilizzati.
La maggior parte di questi boschi, però, non ha una gestione regolare. Solo il 18% dispone oggi di un piano di gestione forestale, secondo il Rapporto sullo stato delle foreste (RAF). E gran parte del legno lavorato dall’industria italiana arriva dall’estero, con una dipendenza che pesa su tutta la filiera legno-arredo.
Qui sta il paradosso. Da un lato i boschi vanno gestiti e protetti dagli incendi e dagli altri rischi ambientali, che trovano terreno facile dove c’è abbandono e che la crisi climatica rende più frequenti. Dall’altro dallo stesso territorio servono legname, reddito e lavoro. Tenere insieme queste due esigenze è possibile solo con una gestione forestale sostenibile e attiva, capace di generare valore economico dalla cura costante del bosco. La metodologia SharedWood-BIO parte da qui.
Come funziona SharedWood-BIO
SharedWood-BIO permette di generare crediti di carbonio attraverso la gestione forestale sostenibile dei boschi italiani. Un credito di carbonio certifica una tonnellata di CO₂ rimossa dall’atmosfera o non emessa, e funziona come uno strumento di pagamento dei servizi ecosistemici: chi lo acquista riconosce un valore economico al lavoro di chi cura il bosco, e quel valore rende possibile una gestione che altrimenti non starebbe in piedi.
La nostra metodologia SharedWood-BIO rientra nelle Nature Based Solutions (NbS) di rimozione del carbonio e, più nello specifico, nelle pratiche di Improved Forest Management (IFM): interventi che aumentano la capacità del bosco di assorbire e trattenere carbonio senza rinunciare alla sua funzione produttiva. Il metodo lavora su due livelli: il carbonio e la biodiversità.
Il livello del carbonio. Il credito di carbonio si basa sul principio di addizionalità rispetto al prelievo massimo consentito dalla normativa forestale regionale. Se la legge autorizza, per esempio, di prelevare il 60% di una particella forestale, il nostro intervento ne preleva sistematicamente meno, di solito intorno al 30%. La differenza tra prelievo consentito e prelievo effettivo si traduce in più carbonio trattenuto nel bosco.
Questo scarto viene misurato con un protocollo di progettazione, rilievi forestali e un monitoraggio periodico che accompagna ogni intervento per tutta la durata del progetto. L’obiettivo non è solo stimare la CO₂ assorbita dalla crescita degli alberi, ma anche tutelare lo stock di carbonio già presente nel bosco: è questa, in quantità, la parte più rilevante del beneficio che la gestione attiva produce rispetto a un bosco lasciato a sé stesso.
Il primo piano di taglio elaborato riguarda una quarantina di ettari in gestione nell’Alta Valle Po e prevede circa 5.700 crediti di carbonio sui prossimi vent’anni. Per lo stesso periodo sono già stati stimati i costi di intervento e di monitoraggio, insieme a una quota di riserva per gli imprevisti. L’intera metodologia è stata verificata da un organismo terzo indipendente, RINA, secondo lo standard internazionale ISO 14064-2, il riferimento più usato per quantificare e verificare i progetti di riduzione e assorbimento dei gas serra a livello di singolo progetto.
Il livello della biodiversità. La logica di conteggio è la stessa, applicata a indicatori diversi. Ogni intervento è accompagnato da rilievi in campo che misurano la biodiversità realmente presente e la confrontano con la biodiversità potenziale della stessa area, calcolata con l’IBP (Indice di Biodiversità Potenziale), lo strumento di riferimento della selvicoltura italiana per questo tipo di valutazione. Da questo confronto nasce un punteggio di qualità della gestione.
Il punteggio si costruisce incrociando criteri ecologici, gestionali e di mitigazione dei rischi, ma anche fattori di carattere socio-culturale (ad esempio la presenza di infrastrutture turistiche e informative o la conduzione azioni di animazione del territorio). Lo scenario di partenza, cioè le condizioni del bosco prima del progetto, vale zero; lo scenario obiettivo, definito in fase di progettazione, vale il cento per cento. Un obiettivo può essere, per esempio, l’aumento degli alberi con diametro superiore ai quaranta centimetri o la presenza di specie botaniche rare. Man mano che gli interventi procedono, il punteggio si aggiorna e mostra quanto ci si è avvicinati all’obiettivo ecologico. L’indicatore finale combina una componente di superficie, la porzione di bosco effettivamente interessata, con una componente di qualità, il punteggio di avanzamento, senza sovrapporre le due misure.
Perché i nostri crediti di carbonio sono diversi
Non tutti i crediti di carbonio hanno lo stesso valore: la loro qualità dipende da come vengono generati e verificati. Su questo terreno SharedWood-BIO si distingue per alcune scelte precise.
Il primo elemento è la vicinanza al territorio. Buona parte dei progetti forestali che il mercato dei crediti di carbonio ha proposto finora ad aziende e consumatori riguarda territori lontani, dove la catena di custodia e l’impatto reale sono difficili da verificare e la consistenza sul campo si è spesso rivelata inferiore alle attese. Robin Wood ha scelto un’altra strada: concentrarsi sui boschi italiani e applicare un modello di gestione attiva che tiene insieme, nello stesso bosco, obiettivi produttivi, tutela della biodiversità e protezione del clima, con effetti diretti e verificabili sul nostro territorio.
Da questa scelta nasce una metodologia che non si ferma al conteggio del carbonio: come descritto sopra, ogni intervento misura anche la qualità ecologica del bosco. È un doppio livello di verifica, climatico e ambientale, che pochi progetti sul mercato offrono.
C’è poi un aspetto che fa la differenza per chi acquista i crediti di carbonio: ogni credito nasce da un’area boschiva precisa, che il team Robin Wood gestisce e visita di persona, con una catena di controllo interamente italiana. È più semplice da monitorare rispetto a molti progetti internazionali collocati in zone remote, e chi sostiene il progetto può vederne di persona l’effetto.
Infine, essendo legato a un territorio definito e a una filiera corta, SharedWood-BIO è meno esposto alle oscillazioni del mercato internazionale dei crediti volontari, spesso caratterizzato da un’offerta abbondante di crediti esteri a basso costo e di qualità disomogenea.
Un progetto, tanti benefici: a chi fa bene SharedWood-BIO
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Il territorio e le foreste. Il beneficio più immediato è la cura. Una gestione attiva riduce il rischio che il carbonio già accumulato nei boschi vada perduto per incendi, patogeni o eventi climatici estremi.
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La filiera del legno. L’impatto si misura nel lavoro per le ditte forestali locali e nella qualità del materiale: legname ottenuto con criteri di sostenibilità elevati, che può contribuire, seppure in piccola parte, ad avvicinare l’industria italiana del legno alla materia prima nazionale che oggi usa solo marginalmente.
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Le foreste fuori dai confini italiani. Qui il beneficio è meno visibile ma non meno importante: una gestione forestale più redditizia in Italia riduce nel tempo la pressione che il nostro Paese esercita sull’import di legname da aree spesso più fragili e meno tutelate.
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Le aziende che sostengono il progetto. Il valore aggiunto è poter seguire un progetto climatico circoscritto e verificabile, con una catena di controllo interamente italiana: un’azione di CSR credibile e rendicontabile anche in ottica ESG, molto più solida di molti progetti attualmente esistenti.
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Un impatto che si può toccare con mano. I nostri progetti sono in Italia e si possono raggiungere. Insieme al team di Robin Wood è possibile organizzare visite guidate, esperienze immersive e attività di team building nei boschi in gestione: l’impatto del proprio contributo si vede e si tocca con mano, non resta un numero su un certificato.
- La biodiversità. Siamo gli unici in Italia ad aver progettato crediti di carbonio che integrano la qualità ecologica del bosco, monitorando l’effetto degli interventi sulla biodiversità.
