Crediti di biodiversità e carbonio: il metodo SharedWood-BIO

Crediti di biodiversità e carbonio: il metodo SharedWood-BIO

Come si misurano crediti di carbonio e crediti di biodiversità in un bosco italiano: principi ICVCM, validazione ISO 14064-2 e punteggio IBP di SharedWood-BIO.

Crediti di biodiversità e carbonio: il metodo SharedWood-BIO

Come si misurano crediti di carbonio e crediti di biodiversità in un bosco italiano: principi ICVCM, validazione ISO 14064-2 e punteggio IBP di SharedWood-BIO.

Dentro SharedWood-BIO: come si misurano carbonio e biodiversità in un bosco italiano

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo presentato SharedWood-BIO, la metodologia con cui Robin Wood genera crediti di carbonio forestali dalla gestione attiva dei boschi italiani. Negli stessi boschi la metodologia misura anche l’evoluzione della biodiversità attraverso i crediti di biodiversità.

Chi ha letto l’articolo conosce già le caratteristiche generali del progetto. Oggi approfondiamo alcuni aspetti tecnici inediti, rispondendo a due domande:

  • In che modo la gestione di un bosco consente di generare crediti di carbonio?
  • Quali caratteristiche distinguono il nostro sistema dalle altre soluzioni disponibili sul mercato?

Vediamo, dunque, come funziona SharedWood-BIO.

Perché la qualità di un credito di carbonio non si dà per scontata

L’anidride carbonica (CO₂) è una molecola composta da un atomo di carbonio e due di ossigeno. È un gas incolore e inodore, presente nell’aria in ogni luogo e in ogni momento, e molte attività quotidiane ne producono: guidare l’auto per accompagnare i figli a scuola, viaggiare in aereo, utilizzare energia elettrica, persino navigare su un sito web. Ciascuna contribuisce, in misura diversa, all’aumento della sua concentrazione in atmosfera, ma poiché sfugge alla nostra percezione, è difficile averne una percezione precisa.

Il credito di carbonio nasce per contabilizzare questo gas invisibile: un credito di carbonio corrisponde infatti a una tonnellata di anidride carbonica equivalente (CO₂e) evitata o rimossa dall’atmosfera grazie a un progetto, e si scambia su due mercati distinti.

Il primo è il mercato regolato, detto anche di conformità, e riguarda i settori soggetti a obblighi di legge. Nell’Unione europea è il sistema per lo scambio di quote di emissione (EU ETS, Emissions Trading System): impianti energetici e industriali, compagnie aeree e marittime devono restituire ogni anno un numero di quote pari alle proprie emissioni.

Il secondo mercato invece è volontario: in questo caso le aziende e organizzazioni acquistano crediti per scelta, per finanziare progetti climatici coerenti con le proprie strategie di sostenibilità. È in questo che opera SharedWood-BIO. Nel mercato volontario i crediti sono emessi da programmi di certificazione indipendenti, e il loro valore dipende dal rigore delle regole con cui ogni progetto viene misurato e verificato. Proprio su questo terreno, nel gennaio 2023, un’inchiesta giornalistica ha aperto un dibattito internazionale sui crediti di deforestazione evitata, cioè generati proteggendo foreste considerate a rischio di taglio illegale. L’inchiesta riguardava i progetti certificati da Verra, l’organizzazione statunitense che gestisce il Verified Carbon Standard (VCS), uno dei programmi più diffusi.

Nel 2026 la rivista Nature Communications ha pubblicato una sintesi di sei valutazioni indipendenti su 44 progetti REDD+. REDD+ (Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation) è il meccanismo che remunera la riduzione della deforestazione e del degrado forestale. Secondo lo studio, la maggior parte dei progetti ha effettivamente ridotto la deforestazione, ma nel complesso ha dichiarato una deforestazione evitata 10,7 volte superiore a quella giustificata dalle stime indipendenti. Gli autori attribuiscono lo scarto soprattutto alla scelta delle aree di confronto e ai modelli usati per stimare lo scenario di riferimento, cioè ciò che sarebbe accaduto in assenza del progetto.

Oggi il riferimento internazionale per valutare la qualità di un credito sono i dieci Core Carbon Principles (CCP). Li ha definiti l’ICVCM (Integrity Council for the Voluntary Carbon Market), l’organismo indipendente e senza scopo di lucro che promuove l’integrità del mercato volontario. I principi riguardano tre ambiti: la governance dei programmi che emettono i crediti, l’impatto sulle emissioni e il contributo allo sviluppo sostenibile. Programmi di certificazione come il VCS e il Gold Standard li traducono in regole operative e, per specifiche categorie di crediti, possono ottenere dall’ICVCM l’etichetta CCP.

Per chi acquista, questi principi si traducono in domande concrete: dove è stato generato il credito, con quale metodo, chi lo ha verificato.

Dieci principi alla prova del bosco

Nonostante SharedWood-BIO non sia stata ancora riconosciuta con l’etichetta CCP, la nostra metodologia ha cercato di fare propri i dieci principi come riferimento di progettazione applicandoli nei progetti. Vi spieghiamo come:

Governance

Governance efficace. La metodologia definisce ruoli e responsabilità di ciascun soggetto:

  • Walden, promotrice di Robin Wood, è titolare della metodologia ed esegue le misurazioni;
  • un ente terzo accreditato valida e verifica;
  • il proprietario o gestore del bosco è titolare dei crediti.

Inoltre, per garantire la partecipazione degli stakeholder, ogni anno organizziamo momenti di incontro con la comunità e le istituzioni locali, e l’istituzione di una procedura formale di reclamo consente a proprietari, sostenitori e portatori di interesse di contestare decisioni e operato.

Tracciabilità. Ogni credito è iscritto nel nosgtro registro pubblico dei crediti Robin Wood. Per ciascun progetto, il registro riporta codice identificativo univoco, rapporto di validazione, titolare, durata, superficie di riferimento e stato (disponibile, venduto o ritirato). La tracciabilità, in questo caso, si può toccare con mano: ogni credito corrisponde a un’area georeferenziata, gestita e monitorata dal team di Robin Wood, che chiunque può raggiungere e visitare.

Trasparenza. Ogni rilievo registra chi ha misurato, dove, con quale metodo e in quale data. Interventi e rapporti di monitoraggio sono documentati con cartografia e fotografie e confluiscono nel registro.

Validazione e verifica indipendenti. RINA, ente terzo indipendente, ha validato la metodologia e il progetto di intervento secondo lo standard internazionale ISO 14064-2. La metodologia richiede che il verificatore sia accreditato presso Accredia, l’ente unico nazionale di accreditamento, e che la verifica si ripeta a ogni ciclo di monitoraggio.

Impatto sulle emissioni

Addizionalità. Un credito è addizionale quando misura un beneficio che, senza il progetto, non esisterebbe. La normativa forestale stabilisce quanto legname si possa prelevare da una particella boschiva, e SharedWood-BIO pianifica interventi con un prelievo sistematicamente inferiore al massimo consentito. La differenza tra i due valori si traduce in un maggiore stock di carbonio trattenuto nel bosco. Il minore prelievo è documentato da un piano dei tagli firmato da un dottore forestale. Lo scenario di riferimento coincide con il limite fissato dalla legge in vigore all’avvio del progetto e resta invariato per tutta la durata del calcolo: è quindi un parametro pubblico, esterno a chi genera i crediti.

Permanenza. Il carbonio trattenuto deve restare nel bosco nel tempo. Ogni progetto ha un periodo di credito compreso tra 20 e 30 anni, con un primo monitoraggio l’anno successivo agli interventi e verifiche successive ogni cinque anni. A tutela di chi sostiene il progetto, il 20% dei crediti stimati viene accantonato come riserva (buffer) per coprire eventuali perdite dovute a eventi di disturbo. Una parte della riserva si libera solo quando i monitoraggi confermano le stime, mentre una quota del 5% resta vincolata fino al termine del progetto. La gestione attiva, inoltre, riduce la vulnerabilità del bosco a incendi, patogeni e attacchi di insetti.

Quantificazione rigorosa. Il carbonio si calcola a partire dal volume legnoso rilevato in campo. Nelle aree di saggio, porzioni di bosco campionate in modo rappresentativo, i tecnici misurano diametro e altezza degli alberi (rilievo dendrometrico). Il volume viene poi convertito in CO₂e con due serie di coefficienti:

  • quelli dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici);
  • quelli pubblicati da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per le specie forestali italiane.

In linea con l’approccio prudenziale richiesto dall’ICVCM, il calcolo considera solo la biomassa epigea, cioè fusti, rami e chioma. Il carbonio contenuto nelle radici resta escluso dal conteggio.

Nessun doppio conteggio. Ogni credito è legato a un solo codice e a una sola superficie. Chi sostiene il progetto non può cedere il credito a terzi. Un credito ritirato esce definitivamente dal mercato, e questo impedisce di contarlo due volte.

Sviluppo sostenibile

Co-benefici e salvaguardie. Oltre al carbonio, ogni progetto misura la biodiversità con il punteggio descritto più avanti. Valuta inoltre, con un indice dedicato, i rischi ambientali dell’area: specie invasive, dissesti, superfici degradate. La gestione inoltre conserva la funzione produttiva del bosco e il legame con le comunità locali.

Contributo alla transizione verso lo zero netto. Il principio chiede che i crediti restino coerenti con la decarbonizzazione e non consolidino pratiche ad alte emissioni. Per questo un’organizzazione può ritirare crediti SharedWood-BIO a fronte delle proprie emissioni solo dopo averle misurate con un’impronta di carbonio: secondo la norma ISO 14064-1 per l’organizzazione, secondo la ISO 14067 per il prodotto. Il credito si inserisce così in un percorso che parte dalla conoscenza delle proprie emissioni.

Dalla validazione ex ante alla certificazione

Un progetto forestale produce i propri effetti nell’arco di anni, e per questo SharedWood-BIO procede in due fasi. Chi sostiene il progetto riceve crediti di carbonio validati ex ante, cioè stimati sulla base del progetto di intervento e validati dall’ente terzo prima dell’avvio dei lavori. Alla conclusione degli interventi, i rilievi in campo misurano il carbonio effettivamente trattenuto e i crediti vengono verificati e certificati in via definitiva. Nel frattempo il sostenitore finanzia un progetto che genererà crediti certificati, e può seguirne l’avanzamento sul registro.

Crediti natura: un mercato che sta nascendo

La nostra metodologia però non si ferma al carbonio, ma ha cercato di introdurre un metodo per valutare anche come la gestione forestale possa impattare positivamente sulla biodiversità. Ma cos’è la biodiversità?

Secondo la definizione della Convenzione sulla diversità biologica, è la variabilità tra gli organismi viventi di ogni origine: comprende la diversità all’interno delle specie, tra le specie e tra gli ecosistemi. Da questa varietà dipendono servizi ecosistemici essenziali: lo stoccaggio di carbonio, la regolazione del clima e del ciclo dell’acqua, la fertilità dei suoli, l’impollinazione.

Preservare la biodiversità è quindi fondamentale, a maggior ragione per il fatto che è un patrimonio in forte contrazione. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA, European Environment Agency), solo il 15% degli habitat tutelati dalla direttiva Habitat si trova in uno stato di conservazione favorevole, mentre l’81% versa in condizioni inadeguate o cattive. Il dato si riferisce all’ultimo ciclo di rendicontazione disponibile, relativo agli anni 2013-2018.

Per orientare risorse private verso la tutela e il ripristino degli ecosistemi, recentemente si sono affacciate delle iniziative che puntano a sviluppare il mercato dei crediti di biodiversità, chiamati anche crediti natura (nature credits). Un credito di biodiversità attesta un miglioramento misurato dello stato ecologico di un’area definita. Il credito di carbonio conta tonnellate di CO₂e; quello di biodiversità valuta la condizione di un habitat attraverso un insieme di indicatori. Le due unità misurano grandezze diverse e restano distinte: un credito di biodiversità non si converte in crediti di carbonio, e viceversa.

La misura è la parte più delicata. Una tonnellata di CO₂ ha lo stesso effetto sul clima ovunque venga assorbita, mentre una faggeta appenninica e una torbiera irlandese difficilmente si lasciano ricondurre alla stessa scala. Per questo il mercato è ancora privo di uno standard condiviso a livello internazionale, e le esperienze più strutturate sono di carattere locale o nazionale. In Inghilterra, dal 2024, il Biodiversity Net Gain impone alla maggior parte dei nuovi interventi edilizi un guadagno netto di biodiversità del 10%, misurato in unità che tengono conto di estensione, qualità, localizzazione e tipo di habitat. A livello europeo, la Commissione lavora dal 2025 a una tabella di marcia verso i crediti natura, ancora priva di una proposta legislativa.

In questo spazio ancora aperto, SharedWood-BIO propone un metodo proprio, che prende a riferimento il modello britannico e lo adatta alle caratteristiche dei boschi italiani.

Legno morto e grandi alberi: come si calcola il nostro punteggio biodiversità

La valutazione della biodiversità di SharedWood-BIO si compone di due misure che restano separate. La prima è quantitativa: la superficie di bosco adottata da chi sostiene il progetto, espressa in metri quadrati. La seconda è qualitativa: un punteggio di avanzamento ecologico (Biodiversity Score) che indica quanto quell’area si sta avvicinando agli obiettivi di miglioramento fissati in fase di progettazione. Il punteggio vale zero nelle condizioni del bosco prima degli interventi e raggiunge il cento per cento quando lo scenario obiettivo è realizzato.

Le tre componenti del punteggio

Il punteggio deriva dalle unità di biodiversità del sito, calcolate combinando tre componenti.

Il valore ecologico descrive la biodiversità presente, su una scala da 0 a 100. Si basa sull’Indice di Biodiversità Potenziale (IBP), che stima la capacità di un bosco di ospitare specie animali, vegetali e fungine senza doverle censire una per una, e sui rilievi forestali e botanici, che registrano quante specie vegetali sono presenti e quanto equilibrata è la loro distribuzione.

L’indice di permanenza stima la probabilità che le condizioni ecologiche si mantengano nel tempo. Valuta otto parametri, ciascuno classificato come carente, normale od ottimale. I parametri vanno dagli strumenti di gestione (certificazione forestale, piano di gestione, piano di monitoraggio) alla capacità produttiva e all’accessibilità del bosco. Comprendono anche il rapporto con la comunità: il coinvolgimento dei portatori di interesse, la formazione, la presenza di infrastrutture turistiche e la frequentazione del luogo.

L’indice di rischio misura, su altri otto parametri, le minacce che potrebbero compromettere quelle condizioni: specie esotiche invasive, dissesti, superfici degradate da attività umane, mortalità e instabilità degli alberi, patologie, difficoltà di rinnovazione del bosco.

Il calcolo parte dal valore ecologico, lo accresce in proporzione alla permanenza e lo riduce in proporzione al rischio. Il risultato viene confrontato tra due scenari: il bosco in assenza del progetto e il bosco a interventi completati.

Dal rilievo al punteggio di avanzamento

I rilievi si eseguono prima degli interventi e si ripetono a ogni monitoraggio. Ogni variazione osservata sui vari indici aggiorna le componenti e quindi il punteggio: di conseguenza, il registro pubblico ricalcola il valore e lo associa alla superficie adottata.

Domande frequenti sui crediti di carbonio e di biodiversità

Come si generano i crediti di carbonio in un bosco?

Con SharedWood-BIO, prelevando meno legname di quanto consentito dalla normativa forestale. Il carbonio trattenuto in più viene misurato in campo, convertito in tonnellate di CO₂e e validato da un ente terzo secondo lo standard ISO 14064-2, il riferimento internazionale per quantificare e verificare i progetti di riduzione e assorbimento dei gas serra.

Che differenza c’è tra un credito di carbonio e un credito di biodiversità?

Il primo corrisponde a una tonnellata di CO₂e e misura il contributo del bosco al clima. Il secondo attesta una superficie di bosco adottata, espressa in metri quadrati, e ne segue il miglioramento ecologico con un punteggio.

Che cosa indica il punteggio di biodiversità?

Indica a che punto si trova il bosco tra le condizioni di partenza (zero) e lo scenario obiettivo di progetto (cento per cento). Si aggiorna a ogni monitoraggio.

SOSTIENI UN BOSCO CON SHAREDWOOD-BIO

Se la tua organizzazione cerca un modo per sostenere la gestione di un bosco italiano, con crediti di carbonio validati da ente terzo e un punteggio di biodiversità misurato sul campo, scrivi al team di Robin Wood dalla pagina dei contatti di Robin Wood.

Potrai conoscere le modalità di sostegno ai progetti SharedWood-BIO e ricevere aggiornamenti sul loro avanzamento.