Quando il sipario si alza sulla sostenibilità: Ratatoj APS e la sfida della transizione ecologica del Terzo Settore

Quando il sipario si alza sulla sostenibilità: Ratatoj APS e la sfida della transizione ecologica del Terzo Settore

Quanto pesa, in chilogrammi di CO₂, una serata a teatro? Scopri come Robin Wood può aiutare la Transizione Ecologica del Terzo Settore

Quando il sipario si alza sulla sostenibilità: Ratatoj APS e la sfida della transizione ecologica del Terzo Settore

Quanto pesa, in chilogrammi di CO₂, una serata a teatro? Scopri come Robin Wood può aiutare la Transizione Ecologica del Terzo Settore

Quanto pesa, in chilogrammi di CO₂, una serata a teatro?

È la domanda da cui è partito il percorso di Ratatoj APS, l’associazione che gestisce il Cinema Teatro Magda Olivero di Saluzzo e accoglie ogni anno oltre 20.000 persone tra cinema, teatro e concerti. Con l’accompagnamento di Robin Wood, l’associazione ha prima mappato i propri consumi di gas ed energia elettrica, poi, nel 2025, ha indagato come il pubblico si sposta per raggiungere gli eventi, raccogliendo 634 questionari validi e trasformandoli in una stima reale delle emissioni da mobilità. Da questo percorso sono nati un comitato di sostenibilità interno, azioni concrete come l’adozione di quasi 850 metri quadrati di bosco a Ostana, e un metodo replicabile per qualsiasi ente del terzo settore che voglia prendere sul serio la transizione ecologica. Ecco come ci siamo arrivati — e come possiamo farlo anche con la tua organizzazione.

La sostenibilità non è solo un affare da grandi aziende

Quando si parla di transizione ecologica, l’immaginario corre quasi sempre alle grandi industrie, alle multinazionali, ai piani di decarbonizzazione delle aziende quotate. Eppure una parte significativa — e spesso invisibile — dell’impatto ambientale italiano passa anche da musei, teatri, associazioni sportive, circoli culturali e organizzazioni di volontariato: tutto ciò che chiamiamo Terzo Settore.

Un’indagine della Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, che ha coinvolto oltre 770 organizzazioni culturali italiane, racconta bene questo paradosso: il 75,5% delle realtà intervistate dichiara un’alta sensibilità ambientale, ma solo il 47,7% riesce a tradurla in azioni concrete e strutturate. Il problema, sorprendentemente, non è la mancanza di fondi — segnalata come ostacolo secondario — ma la carenza di tempo, personale e competenze tecniche dedicate: solo il 21% delle organizzazioni ha un Green Team, e appena il 2% può contare su una persona dedicata alla sostenibilità.

Le ragioni per cui il Terzo Settore può — anzi dovrebbe — giocare un ruolo da protagonista in questo percorso sono diverse, e non riguardano solo l’ambiente. Lo ha sintetizzato bene anche lo stesso programma TERE – Transizione Ecologica del Terzo Settore, promosso da Fondazione Santagata e Fondazione Compagnia di San Paolo:

  • Vicinanza al territorio: gli enti del Terzo Settore vivono a stretto contatto con la propria comunità, spesso con un pubblico fedele che torna anno dopo anno negli stessi spazi.
  • Coerenza con la missione: chi si occupa già di cultura, ambiente o temi sociali trova nella decarbonizzazione un’estensione naturale del proprio scopo, non un’aggiunta forzata.
  • Capacità di sensibilizzazione: parlando a un pubblico ampio e fidelizzato, questi enti hanno una responsabilità — e un’opportunità — in più rispetto ad altri attori nel contribuire a cambiare comportamenti, non solo a ridurre le proprie emissioni. Non è un caso che, secondo la stessa indagine, sia il pubblico stesso a chiedere già più attenzione ai temi ambientali nel 32,4% dei casi, senza che nessuno gliela imponga.
  • Convenienza economica: investire nella sostenibilità spesso significa anche risparmiare, ad esempio sui consumi energetici, e accedere più facilmente a strumenti di finanziamento dedicati: le politiche di sostegno al Terzo Settore si stanno infatti orientando sempre più verso chi dimostra un impegno concreto in questa direzione.

È in questo scenario che si inserisce il percorso di Ratatoj APS.

Cultura, comunità e (ora) sostenibilità: chi è Ratatoj

Ratatoj è un’APS (Associazione di Promozione Sociale) nata a Saluzzo nel 2001, iscritta al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) dal 2023. Gestisce il Cinema Teatro Magda Olivero, lo spazio culturale che ogni anno accoglie oltre 20.000 persone tra proiezioni, concerti, spettacoli e iniziative per le scuole.

La programmazione dell’associazione è ampia e trasversale: rassegne cinematografiche che spesso intrecciano film d’autore con tematiche sociali e ambientali, stagioni teatrali pensate per famiglie, bambini e pubblico adulto, una rassegna di teatro dialettale, e una serie di progetti dedicati a politiche giovanili, politiche europee e linguaggi digitali.

Dal 2023, il fiore all’occhiello del lavoro di Ratatoj sulla sostenibilità è il Green Days Festival, ormai alla sua quarta edizione: una rassegna culturale interamente dedicata alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica, realizzata con il sostegno di Fondazione CRC e Fondazione Compagnia di San Paolo. Nel manifesto del festival, Ratatoj si impegna su quattro fronti — ambientale, sociale, economico ed etico — con azioni molto concrete: dal punto ristoro plastic free fino all’obiettivo di differenziare il 90% dei rifiuti prodotti durante gli eventi.

È un ente, insomma, che ha già fatto della sostenibilità una parte della propria identità pubblica. Ma tradurre questa sensibilità in dati concreti — capire davvero quanto impattano un teatro e il suo pubblico — è un passo diverso, e più impegnativo. È qui che è iniziato il lavoro con Robin Wood.

Come si misura l’impronta di un teatro — e del suo pubblico

Per capire quanto effettivamente impatta un ente come Ratatoj, Robin Wood ha applicato la metodologia internazionale di riferimento per il calcolo delle emissioni di gas a effetto serra, il GHG Protocol, che distingue tre categorie: le emissioni dirette generate dall’organizzazione (Scope 1), quelle indirette legate all’energia acquistata (Scope 2) e tutte le altre emissioni indirette lungo la catena del valore, comprese quelle generate da chi partecipa agli eventi (Scope 3). Tradotto in pratica: prima si guarda dentro casa, poi si guarda a chi entra in casa.

Prima tappa (2024): cosa consuma davvero un teatro

Il primo passo è stato mappare i consumi energetici diretti della struttura, relativi all’anno 2024: il riscaldamento a gas naturale ha generato circa 32,5 tonnellate di CO₂ equivalente, mentre l’energia elettrica consumata ne ha generate circa 8,7, per un totale di poco più di 41 tonnellate l’anno. A questi dati si affianca un primo monitoraggio dei consumi d’acqua, pari a circa 123.000 litri annui, letti direttamente dai contatori del teatro: un dato che non rientra nel calcolo delle emissioni, ma che fa parte della stessa cultura della misurazione.

Va detto con altrettanta onestà cosa, invece, non è ancora arrivato a un risultato: l’analisi della produzione di rifiuti e della mobilità del personale e dei collaboratori è stata avviata, ma non si è ancora conclusa con un dato quantificato. Sono i prossimi capitoli di questo percorso.

Seconda tappa (2025): il pubblico al centro dell’analisi

La parte più originale del lavoro riguarda il pubblico. Nel 2025 Ratatoj ha distribuito un questionario anonimo agli spettatori — in presenza durante gli eventi e online tramite QR code e canali digitali — per capire come le persone raggiungono il teatro: con quale mezzo, da quale distanza, da sole o in compagnia.

Sono arrivate 688 risposte, di cui 634 risultate valide dopo i controlli di coerenza, su una popolazione di riferimento di circa 21.700 ingressi annui. Le scuole, che da sole rappresentano un quinto del totale, non sono state incluse nel campionamento perché gli spostamenti scolastici avvengono quasi sempre a piedi e su distanze minime. Resta comunque un campione statisticamente solido, costruito con un livello di confidenza del 97% e un margine di errore inferiore al 5%.

I risultati raccontano un pubblico più virtuoso di quanto si potrebbe pensare: il 27,6% degli spettatori arriva a piedi o in bicicletta, e oltre l’11% utilizza mezzi a basso impatto come trasporto pubblico o mobilità elettrica. La modalità più diffusa resta comunque l’auto a benzina (quasi il 34%), con una media di poco più di due persone a bordo.

Applicando due metodi di calcolo diversi — uno più dettagliato, questionario per questionario, l’altro basato su valori medi aggregati — l’impatto stimato della mobilità del pubblico oscilla tra 27,6 e 46,4 tonnellate di CO₂ equivalente l’anno. Non è una contraddizione: sono due modi legittimi di leggere lo stesso fenomeno, uno più sensibile ai casi estremi (chi percorre molti chilometri da solo), l’altro più stabile e sintetico.

A pesare di più, tra le diverse tipologie di evento, sono i concerti (oltre il 40% delle emissioni complessive legate alla mobilità), complice un pubblico disposto a spostarsi anche da più lontano. Teatro, cinema ed eventi per famiglie restano invece su valori più contenuti, segno di un pubblico più locale.

Una governance per la sostenibilità: il Comitato interno

Misurare le proprie emissioni è un punto di partenza, ma senza una struttura che traduca i dati in decisioni il rischio è che tutto resti fermo lì. Per questo, parallelamente al lavoro di analisi, l’accompagnamento di Walden e Robin Wood ha incluso anche la costituzione di un Comitato di Sostenibilità interno a Ratatoj.

Il comitato riunisce alcuni membri del direttivo dell’associazione insieme a socie e soci interessati in modo specifico ai temi ambientali, con il compito di identificare strategie, azioni e strumenti capaci di generare un impatto positivo sul territorio e sulla comunità di riferimento. Il Comitato è pensato per dare continuità al lavoro di analisi: un luogo in cui i dati raccolti — emissioni, consumi, comportamenti del pubblico — diventano decisioni operative.

È uno strumento ancora raro tra le associazioni culturali italiane, che spesso si limitano a iniziative spot legate a singoli eventi, senza una struttura interna dedicata a seguirle nel tempo. Non a caso, come visto in apertura, solo il 21% delle organizzazioni culturali italiane si è dotato di un Green Team, e appena il 2% può contare su personale specificamente dedicato alla sostenibilità: il Comitato di Ratatoj si inserisce in quella minoranza che ha scelto di darsi una governance, per quanto informale, su questi temi.

Anche per le dimensioni ridotte dell’organizzazione, le leve di intervento non hanno preso in considerazione grandi interventi strutturali sul teatro, la cui responsabilità è del Comune, ma azioni pratiche e dirette sul comportamento di chi gestisce e di chi partecipa agli eventi — il vero terreno su cui il Comitato ha deciso di concentrarsi.

Dai numeri alle scelte quotidiane:
le azioni concrete di Ratatoj

Conoscere i propri impatti serve a poco se non si traduce in scelte operative. Dal lavoro del Comitato sono emerse alcune azioni: alcune già realtà, altre ancora in fase di valutazione — e vale la pena raccontarlo con onestà, perché un percorso di sostenibilità credibile non è mai “finito”, ma in costruzione.

  • Bicchieri riutilizzabili, introdotti agli eventi per ridurre i materiali a perdere durante le serate al Cinema Teatro Magda Olivero.
  • Car pooling: si sta ragionando su come incentivare la condivisione dell’auto per chi raggiunge gli spettacoli, coerentemente con quanto emerso dal questionario sulla mobilità — l’auto a benzina con un solo occupante è risultata il principale margine di miglioramento.
  • Adozione di una porzione di bosco a Serre di Ostana, in Alta Valle Po, insieme a Robin Wood: 500 metri quadrati adottati nel 2025, tra rinaturalizzazione di pascoli arborati e protezione di zone umide, ai quali se ne sono aggiunti altri 350 grazie all’attivazione di un crowdfunding tra il pubblico degli eventi. Un piccolo bosco di comunità che ha raggiunto 850 metri complessivi.
  • Impegni del Manifesto Green Days: punto ristoro plastic free con materiali 100% biodegradabili e compostabili, obiettivo di differenziare il 90% dei rifiuti prodotti durante gli eventi, ingressi gratuiti per le fasce di pubblico più fragili.

Sono passi piccoli, presi singolarmente. Ma messi in fila — dal questionario al bosco, dai bicchieri riutilizzabili al Comitato interno — raccontano un percorso che ha iniziato a strutturarsi davvero.

Non serve essere un grande teatro per iniziare

Il caso di Ratatoj dimostra una cosa semplice ma spesso sottovalutata: non serve essere una grande istituzione culturale per avviare un percorso di analisi della propria carbon footprint. Ratatoj è una piccola APS, non controlla nemmeno l’edificio in cui opera, eppure ha trovato il modo di misurare i propri impatti e di trasformare quei dati in azioni concrete.

Anzi, proprio i risultati ottenuti raccontano qualcosa di interessante: la mobilità del pubblico — spesso un aspetto trascurato nelle analisi ambientali degli enti culturali — è risultata dello stesso ordine di grandezza dei consumi energetici interni del teatro (gas ed elettricità messi insieme), e nel calcolo più dettagliato persino superiore. È un dato che vale la pena sottolineare, perché ribalta un’intuizione comune: l’impatto più rilevante di un ente culturale, spesso, non è quello che genera “dentro le mura”, ma quello legato a chi sceglie di partecipare ai suoi eventi.

Per un ente del Terzo Settore, avviare un percorso simile significa concretamente:

  • capire dove si generano davvero le proprie emissioni, anche quelle meno visibili come la mobilità del pubblico;
  • identificare azioni prioritarie, spesso a basso costo, da cui partire;
  • coinvolgere il proprio pubblico in un percorso di consapevolezza condivisa, trasformando gli spettatori in alleati del cambiamento;
  • rafforzare la propria credibilità verso socie, soci, donatori e istituzioni;
  • accedere con maggiore competitività a bandi e finanziamenti che premiano, sempre più spesso, chi dimostra un impegno concreto nella sostenibilità.

Vale per le APS e le organizzazioni di volontariato, ma anche per fondazioni, ONLUS, cooperative sociali e imprese sociali che gestiscono spazi, eventi o servizi rivolti alla comunità: ogni ente che porta persone in un luogo — fisico o virtuale — ha un’impronta da misurare, e una storia da raccontare a chi lo segue.

Il prossimo sipario potrebbe essere il tuo

Il percorso di Ratatoj non è un caso isolato né un traguardo riservato a chi ha già grandi risorse a disposizione: è la dimostrazione che un ente del Terzo Settore (ETS) può iniziare a misurare il proprio impatto ambientale con gli strumenti, i tempi e il budget che ha davvero a disposizione — partendo da una mappatura semplice e arrivando, passo dopo passo, a coinvolgere il proprio pubblico.

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Se gestisci o fai parte di un' APS, di una fondazione, di una ONLUS, di un'organizzazione di volontariato, di una cooperativa sociale o di un'impresa sociale, e vuoi capire quanto pesa davvero la tua attività — dalle mura del tuo spazio fino alle persone che lo frequentano — Robin Wood può accompagnarti nello stesso percorso intrapreso da Ratatoj: dalla mappatura dei consumi al coinvolgimento del pubblico, fino alla definizione di azioni concrete e misurabili nel tempo. Contattaci per scoprire come iniziare.