Oltre la decarbonizzazione: i benefici della gestione forestale attiva

Oltre la decarbonizzazione: i benefici della gestione forestale attiva
Solo il 15% dei boschi italiani viene gestito. Scopri i benefici della gestione forestale attiva: biodiversità, sicurezza, carbonio e filiere corte.
Oltre la decarbonizzazione: i benefici della gestione forestale attiva
Solo il 15% dei boschi italiani viene gestito. Scopri i benefici della gestione forestale attiva: biodiversità, sicurezza e carbonio.
I benefici della gestione forestale attiva oltre alla decarbonizzazione
Il nostro progetto di decarbonizzazione mira a intervenire sulla complessa e delicata situazione dei boschi italiani.
In questo articolo offriamo un quadro sintetico dello stato dei boschi nel nostro Paese e dei fenomeni che, per noi, dal 2019, hanno reso inderogabile la nascita di Robin Wood: un progetto pensato per affrontare la mancata gestione di un territorio che amiamo, ma che troppo spesso viene trascurato.
Cosa sono davvero i nostri boschi?
Partiamo da un concetto fondamentale per comprendere il contesto forestale italiano (e, più in generale, europeo): il bosco è, quasi ovunque, frutto di un rapporto di convivenza tra uomo e natura. Da piccoli cresciamo con l’errata convinzione che i boschi siano semplicemente opera spontanea “della natura”, ma i boschi italiani devono le proprie caratteristiche attuali a una convivenza millenaria con l’essere umano.
Ad esempio, il castagno (Castanea sativa, oggi presente su circa 790.000 ettari, tra le formazioni forestali più estese del Paese) sarebbe una specie sporadica in natura. Fin dai Romani, però, ne è stata diffusa la coltivazione per ricavarne castagne, creando enormi castagneti, popolamenti monospecifici (composti da una sola specie) non presenti spontaneamente nei nostri territori. Eppure, oggi il castagno dà il nome a un’intera fascia vegetazionale, il castanetum, ed è quindi il simbolo di una delle formazioni vegetazionali principali della nostra penisola.
I boschi attuali sono quindi frutto di un’azione antropica che si è protratta nei millenni; la mancata gestione è un fatto recente e anomalo. Per secoli l’uomo ha dovuto gestire il bosco per sopravvivere, ma ora che non è più necessario e le montagne sono state abbandonate, in pochi si occupano di essa.
L’Italia: una nazione forestale senza gestione forestale
Di recente l’Italia è stata definita una “nazione forestale”: i boschi coprono circa il 37% del territorio nazionale (più di un terzo!), per oltre 10,9 milioni di ettari, infatti, seguendo la crescita lineare dell’ultimo secolo, nell’ultimo decennio la superficie boschiva è aumentata di circa 587.000 ettari. Si tralascia spesso di dire che, però, questa crescita è in buona parte figlia dell’abbandono: i nuovi boschi si espandono sui terreni lasciati liberi dall’agricoltura e non sono il frutto di politiche virtuose. Infatti, se campi, pascoli e terrazzamenti (ripiani artificiali sostenuti da muri a secco) non sono più necessari, è principalmente a causa dell’innovazione tecnica che ha aumentato la produttività dei campi in pianura e dell’import dall’estero permesso dal commercio globalizzato.
A questa espansione involontaria non è stata affiancata una gestione capillare in grado di valorizzarla, come abbiamo approfondito in un precedente articolo sul blog di Walden srl. La causa principale di tale mancanza sono gli alti costi di intervento dovuti alla frammentazione dei terreni: con l’abbandono, i boschi sono stati suddivisi gradualmente in eredità sempre più piccole e, così spezzettati, il costo fisso di intervento è già da solo superiore ai ricavi.
Come in tanti altri campi, il nostro Paese ha un grande potenziale, ma non lo sfrutta: ha risorse, ma non è in grado di gestirle: al 2020, solo il 15,3% della superficie forestale è dotato di un piano di gestione. Il risultato è un patrimonio abbandonato a sé stesso, con un peggioramento di:
- sicurezza
- biodiversità di paesaggio
- filiera locale
- gradevolezza estetica
Qui entra in gioco la nostra idea: utilizzare i crediti di carbonio per promuovere una gestione forestale attiva del territorio. I crediti coprono parte dei costi di intervento, rendendo sostenibile la gestione delle foreste.
Ma quali sono i benefici principali del nostro intervento oltre allo stoccaggio del carbonio? Andiamo nel dettaglio.
I benefici della gestione
La biodiversità di paesaggio
La biodiversità di paesaggio è la varietà di ambienti che convivono sul territorio: boschi di età e composizione diverse, radure, margini, prati e pascoli, un insieme di elementi eterogenei che formano un mosaico capace di ospitare un maggior numero di specie diverse. Avere un paesaggio a mosaico, permette a specie vegetali e animali di aver la possibilità di trovare la propria nicchia ecologica. Infatti, ad esempio, buona parte degli ungulati (mammiferi erbivori dotati di zoccoli, come cervo, capriolo, daino, camoscio e cinghiale) necessita di spazi aperti per diverse fasi biologiche. Ad esempio, il cervo utilizza il bosco come rifugio dai predatori, ma esce regolarmente su prati, pascoli e radure per alimentarsi. Le aree aperte diventano anche le arene in cui i maschi si fronteggiano a suon di bramiti per contendersi le femmine. Un territorio interamente coperto da bosco chiuso, o al contrario del tutto privo di copertura arborea, non soddisfa queste esigenze: è l’alternanza e la vicinanza tra ambienti diversi a garantire a questi animali cibo, riparo e riproduzione. Per questo il mantenimento di aree aperte è fondamentale per la conservazione della fauna selvatica.
Un bosco più sicuro: incendi meno severi e meno massi in testa
Senza gestione, i boschi sviluppano una struttura verticale e orizzontale molto densa. Le piante crescono fitte, in competizione tra loro, e sotto le chiome si accumulano combustibili (rami secchi, aghi, foglie e piante morte in piedi). Si crea così una “scaletta di combustibile” (in inglese ladder fuel): un insieme di residui vegetali che, in caso di incendio, permette alle fiamme di salire fino a raggiungere la chioma delle piante, portando un semplice incendio di superficie (relativamente controllabile) a diventare così in un incendio di chioma (veloce, intenso e molto difficile da fermare). A ciò si aggiunge anche il cambiamento climatico, che allunga i periodi di siccità e alza le temperature, rendendo i boschi privi di gestione più sensibili al fuoco.
Una gestione attiva interviene proprio su questi fattori: riduce la presenza di combustibile, interrompe la continuità tra suolo e chiome e crea una struttura più aperta e diversificata. Sul piano economico, la prevenzione costa molto meno dell’intervento a incendio ormai scoppiato ed è quindi la scelta più efficiente. Inoltre, come ormai ben saprete se ci seguite, meno boschi in fiamme significano più carbonio stoccato.
La gestione può anche rendere l’area più sicura: alcuni interventi vengono svolti con l’obiettivo di proteggere dalla caduta massi. Questo riduce i costi di opere di protezione alternative (come reti e barriere) e tutela le abitazioni a valle dell’area di intervento.
La filiera corta
A quanto illustrato precedentemente si aggiunge un paradosso: l’Italia importa dall’estero circa l’80% del legname. Disponiamo di un patrimonio enorme, la cui mancata gestione causa danni e che per di più non viene sfruttato, rendendoci dipendenti dall’estero.
Inoltre, circa il 70% del legname prelevato in Italia è legna da ardere, mentre il legno da opera, impiegato per travi, serramenti, mobili e costruzioni, che ha maggior pregio e valore aggiunto, risulta minoritario. Gran parte del materiale che potrebbe avere una vita lunga e un valore economico elevato viene quindi bruciata, e il carbonio immagazzinato nel legno torna in atmosfera in tempi molto brevi.
Lo sviluppo di una filiera corta e locale offre un’alternativa all’importazione di legname dall’estero, dove non sempre si applicano gli stessi standard di sostenibilità e di tracciabilità. Una filiera locale riduce anche le distanze di trasporto e quindi le relative emissioni e crea occasioni di lavoro nelle aree montane e interne.
Un bosco fruibile
Infine, un bosco gestito eroga quei servizi ecosistemici che il MEA (Millennium Ecosystem Assessment) definisce come turistico-ricreativi: ossia i benefici immateriali che le comunità traggono dagli ecosistemi in termini di ricreazione (quali l’escursionismo, birdwatching, trail running etc.), oltre a risultare esteticamente più appagante.
Esistono alcuni studi che hanno provato a individuare un valore economico associato ai servizi turistico-ricreativi, definendo dei valori estremamente alti (si parla persino di centinaia di migliaia di euro anche per pochi ettari di bosco ben gestiti). Anche se spesso non ce ne rendiamo conto, il bosco è un bene comune a cui sono associate esternalità positive enormi, che hanno un valore economico altissimo, in quanto la presenza del bosco impatta drasticamente (in positivo) su chi ne usufruisce quotidianamente.
